Aleksandr Griboedov (1795-1829)

Fonte : La Voce della Russia.

Figlio dell’ultimo decennio del regno di Caterina, egli, al pari di Ciadaev, di Zhukovskij, di Lazhecnikov, aveva accolto come  un richiamo personale l’appello alle armi del 1812  e  aveva lasciato di corsa l’Universita’ di Mosca per entrare nelle milizie popolari. Aveva diciassette anni e l’epopea della Guerra patriottica gli doveva rimanere per sempre nel sangue.

Ma in un modo fatto di riflessione sugli aspetti piu’ prosaici e meno eroici di quella guerra,  nel 1814 nel n.22 della rivista “Vestnik Evropy” egli pubblica un  articolo sulle riserve della cavalleria durante il recente conflitto.

Griboedov si sofferma su tutti gli aspetti del lavoro del generale Kologrivov, al quale lo Zar in persona aveva assegnato un compito che in battaglia avrebbe fatto la differenza.

Nelle pianure della Russia la cavalleria di Murat avrebbe perso il 90% dei suoi effettivi proprio perche’ il Re di Napoli aveva pensato che non  fosse decoroso occuparsi dei cavalli e del foraggio.

E cosi’ mentre i suoi coetanei rivivevano gli entusiasmi della campagna Griboedov, egli ha 19 anni,  preferiva analizzare le cause meno evidenti della vittoria.

Con pari acume, intelligenza e sarcasmo egli avrebbe vivisezionato la societa’ moscovita scoprendo le sue piaghe profonde fatte di gaudente ottusita’ e di  lucroso servilismo.

Per la sua eccezionale predisposizione per le lingue Griboedov  entro’ a lavorare  al Ministero degli esteri insieme ad un giovanottino i cui versi gia’ facevano il giro dei salotti.

Le loro strade si sarebbero incrociate piu’ di una volta. Sull’ultimo incontro, l’11 luglio del 1829,  presso  un valico di montagna, in Georgia, quando un mesto convoglio riportava in patria il corpo dell’ambasciatore Aleksandr Griboedov, trucidato da una banda di fanatici mussulmani a Teheran, Pusckin ci ha lasciato questa testimonianza da lui pubblicata nel 1836, nel primo fascicolo della rivista “Sovremennik

Leggiamone un brano.

Conobbi Griboedov nel 1817. Il suo carattere melanconico, l’intelligenza incattivita, la bonarieta’, le debolezze e i difetti che inevitabilmente accompagnano l’umanita’, tutto in lui era straordinariamente accattivante. Nato con un orgoglio pari alle sue doti, per lunga pezza fu attorniato da una rete di bisogni minuti….Le sue doti di statista rimanevano non richieste, il suo talento di poeta misconosciuto. Finanche la sua audacia, fredda e brillante, per un certo tempo fu vista con sospetto…

Alcuni suoi amici ne conoscevano il valore….ma scorgevano un sorriso di incredulita’ quando di lui parlavano come di un uomo eccezionale… Gli uomini credono soltanto alla fama e non comprendono che in mezzo a loro puo’ trovarsi un Napoleone che non ha mai comandato un plotone di guardie forestali o un Descartes che non ha pubblicato nemmeno una riga sulla rivista  “Moskovskij Telegraf”.

….Egli avverti’ la necessita’ di fare i conti con la giovinezza e dette una sterzata alla sua vita. Si congedo’ da Pietroburgo e parti’ per la Georgia dove visse otto anni di indefesso lavoro. Il suo ritorno a a Mosca nel 1824 segno’ una svolta nel suo destino e l’inizio di continui successi. La sua commedia “ Il guaio dell’intelligenza” che girava in manoscritto, ebbe un effetto indescrivibile e lo colloco’ fra i nostri maggiori poeti.

Piu’ tardi la sua profonda conoscenza della regione in cui incominciava la guerra gli apri’ una nuova destinazione. Nominato plenipotenziario per la Georgia egli sposo’ la donna che amava…Non conosco anni migliori di quelli che segnarono la fine della sua vita.

La morte stessa che lo colse in uno scontro impari e audace, non fu per Griboedov terribile e dolorosa. Ma  fulminea e stupenda!

 “ Due buoi – inizia cosi’ Pusckin il suo racconto – tiravano un carro per la ripida strada. Alcuni georgiani lo seguivano.

– Da dove venite?

– Da Teheran.

– Cosa portate?

– Griboed…

Era il corpo di Griboedov che veniva scortato a Tiflis.Non pensavo di incontrarlo ancora. Ci eravamo lasciati l’anno scorso prima della sua partenza per la Persia.

…Era triste e in preda a certi presentimenti. Avrei voluto rincuorarlo, ma lui mi disse che non conoscevo quella gente. Pensava che lo spargimento di sangue sarebbe scoppiato alla morte del vecchio Scia’ per un conflitto fra i suoi settanta figli. Lo Scia’ e’ ancora vivo ma quei presentimenti si sono avverati. “

Nei musei del Cremlino si puo’ ammirare ancor oggi il brillante che lo Scia di Persia invio’ a Nicola I a risarcimento della morte dell’ambasciatore Aleksandr Griboedov.