L’ Assedio di Leningrado

L’attacco nazista all’Urss ebbe inizio, come è noto, il 22 giugno 1941 e una delle tre direttrici di marcia dell’esercito hitleriano fu quella verso il nord in direzione di Leningrado. Le truppe tedesche dopo meno di 80 giorni raggiunsero la città sulla Neva e dall’8 settembre misero sotto assedio le oltre 2 milioni e 800 mila persone che in quel momento vi risiedevano. Сomplessivamente l’assedio durò quasi 900 giorni, per l’esattezza 872, e si concluse definitivamente il 27 gennaio 1944. Ma prima di arrivare a quel giorno che decretava la definitiva liberazione della “città di Lenin”, c’era stata un anno prima l’operazione militare che aveva rotto l’assedio dando un po’ di respiro agli esausti difensori della città.

L’operazione Scintilla/Искра ebbe inizio 70 anni fa: il 12 gennaio 1943. Furono impiegati oltre 300 mila soldati dei fronti di Leningrado e di Volkhov, appoggiati da 5 mila pezzi d’artiglieria, 600 carri armati  e oltre 800 aerei. Sei giorni dopo nei pressi di Schlisselburg le truppe sovietiche riuscirono a rompere il cerchio che stringeva la città in una morsa d’acciaio. Fino al 30 gennaio proseguirono in quella zona aspri combattimenti.  L’operazione Scintilla costò ai russi 34 mila caduti e 120 mila feriti, mentre i tedeschi ebbero perdite per 19 mila uomini, tra morti e feriti, e 1275 di loro vennero catturati.

 La striscia di terra liberata non era più ampia di 6 chilometri, ma consentì all’Armata Rossa di ricongiungere la città alla “Grande Terra” e attraverso questo corridoio di inviare i primi aiuti dal resto del paese dopo oltre 500 giorni di assedio totale. La liberazione vera e propria di Leningrado avvenne solo il 27 gennaio 1944 quando le truppe naziste vennero respinte verso un nuovo fronte che distava 60-100 chilometri dalla città. Ma  l’operazione Scintilla era stata il grimaldello che aveva fatto saltare la “blokada” e da quel 18 gennaio 1943 continueremo a vedere sui libri di storia le foto festose dell’incontro tra i soldati sovietici della 67° Armata e i loro compagni del 2° Corpo d’assalto mentre si  abbracciano e lanciano in aria i loro colbacchi in segno di vittoria.