Il mito di Vladimir Vysotskij

75 anni fa, esattamente il 25 febbraio 1938, nasceva a Mosca il più grande chansonnier russo Vladimir Vysotskij. Dovremmo, a dire il vero, usare l’aggettivo “sovietico”, perchè non solo nacque ma visse l’intera sua vita nell’Urss, essendo scomparso il 25 luglio 1980 all’età di soli 42 anni.

Definirlo comunque semplicemente “cantautore” e “bardo” è molto riduttivo. E’ stato anche un grande attore di cinema e di teatro, un uomo simbolo per la gioventù del suo paese, un vero e proprio mito, se è vero, come è vero, che 30 anni dopo la morte, nel 2010 un sondaggio nazionale sui “miti russi dell’ultimo secolo” lo consacrò al secondo posto dopo il primo cosmonauta della storia Yurij Gagarin.

Figlio di un militare e di una laureata in lingue, Vysotskij dopo il fallimento di due precedenti matrimoni sposò l’attrice francese di origini russe Marina Vlady. Con il Teatr na Taganke diretto da Jurij Lyubimov girò il mondo, ma la sua fama venne dai suoi 1000 e più concerti dati in Unione Sovietica e all’estero e dai suoi versi graffianti e straordinariamente attuali, ieri come oggi.

Morì durante le Olimpiadi di Mosca quando la dipendenza dall’alcool era giunta all’estremo e la morfina non bastava più a lenirgli “le ferite del corpo e dell’anima”, come dissero i suoi amici. Del resto quello che doveva dire e fare, era già stato detto e fatto. Non si è suicidato come Majakovskij o Esenin, ma con lui la Russia ha perduto un altro dei suoi grandi poeti, un poeta con la voce alla Fred Buscaglione e con al collo l’inseparabile chitarra a sette corde.