L’URSS di Italo Calvino ovvero planare con leggerezza sull’Unione Sovietica

L’URSS di Italo Calvino ovvero planare con leggerezza sull’Unione Sovietica

Si è tenuta qualche giorno fa la presentazione del saggio “Urss di Italo Calvino” all’Istituto di Cultura e Lingua Russa ed è ancora viva la sensazione che gli autori Mario Curletto e Romano Lupi siano arrivati alla pubblicazione del libro con Sandro Teti Editore per un complicato incastro di destini.

Qualcosa di abbastanza simile ai visionari progetti di Enea Silvio Carrega, personaggio misterioso del romanzo “Il barone rampante” e sempre assorto in complicate questioni idrauliche che avrebbero dovuto imbrigliare la pressione dell’acqua per poi distribuirla attraverso una fitta rete di canali.

Il primo elemento da chiarire è che non possiamo definire Il saggio un semplice resoconto del viaggio di Calvino in URSS in quanto gli autori ricostruiscono intorno alle citazioni del testo di Calvino un contesto talmente ricco che enumerarlo provoca quasi le vertigini: notazioni storiche, letterarie, biografiche, architettoniche. In questo senso è presente una sorta di salto logico che ricorda un po’ una tragedia di Shakespeare.

Nel leggere le pagine di questo saggio non viviamo il sogno del sogno ma il viaggio del viaggio, una sorta di elevazione a potenza del viaggio di Calvino il cui itinerario è illuminato dalle impressioni del grande scrittore italiano e dalle informazioni che vengono contestualmente offerte al lettore in un’esperienza di lettura aumentata.

Il testo, che ha trovato la pubblicazione grazie al fiuto dell’editore, è stato sottoposto ad una pressione non idrica ma intellettuale da più parti: dovuta al preteso monopolio della celebrazione del centenario della nascita dello scrittore italiano e all’accostamento poco gradito tra il nome di Calvino e la Russia in quanto tale.

Poco importa: il testo ha trovato la sua strada tra gli ostacoli, come l’acqua del resto, e porta alla luce contenuti inaspettati perfettamente in armonia con l’originalità dello scrittore e con la sua innata leggerezza.

Ciascuno troverà tra queste pagine un bagliore, un guizzo di cui si ricorderà e nessuno troverà esattamente quel che sperava: a questo servono i grandi saggi.

Recensione a cura di Leonardo Fredduzzi, vicedirettore dell’Istituto di Cultura e Lingua Russa.

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