Conferenza online: invito alla lettura di Anna Karenina

Conferenza online: invito alla lettura di Anna Karenina

Conferenza online: invito alla lettura di Anna Karenina

Cari amici,
proseguiamo la programmazione delle conferenze online con un’appuntamento interamente dedicato ad un classico delle letteratura russa e mondiale: Anna Karenina.
Abbiamo pubblicato anche qui l’intervento integrale del prof. Marco Caratozzolo, docente associato di letteratura russa all’Univ. di Bari “Aldo Moro” che ci parla del capolavoro di Tol’stoj.

Riportiamo qui questa breve mappa, che può essere presa a riferimento.

Invito alla lettura di Anna Karenina di Lev Tolstoj:

1.«Ah, lasciatemi stare, lasciatemi stare!», disse, e, tornata in camera, si mise a sedere a quello stesso posto dove aveva parlato col marito, stringendo le sue dita ossute dalle quali cadevano gli anelli fatti troppo larghi, e si mise a ripassare in mente tutte le cose che avevano dette.

2.Benché Stepan Arkadič fosse in ogni senso colpevole di fronte alla moglie ed egli stesso lo sentisse, quasi tutti nella casa, persino la njanja, la più grande amica di Darija Alkesandrovna, erano dalla sua.

3.A Pietroburgo, appena il treno si fu fermato e lei ne discese, la prima persona che si vide davanti fu il marito. «Ah! Dio mio! Perché mai ha quelle orecchie?», pensò, guardando quella figura rigida e dignitosa e specialmente quelle orecchie che sostenevano la tesa del cappello tondo.

4.«Ti voglio avvertire», cominciò [Karenin] a voce sommessa, «che per spensieratezza, per leggerezza puoi dar motivo di parlare sul conto tuo. Stasera la tua conversazione troppo animata col conte Vronskij (pronunziò quel nome con tono fermo e tranquillo) ha attirato su di sé l’attenzione della gente».

5.«Io sono una donna cattiva, una donna perduta», pensava, «ma odio la menzogna, non la posso sopportare e lui se ne nutre. Lui sa tutto, vede tutto: che cosa sente se può discorrere così tranquillamente? Se mi uccidesse, se uccidesse Vronskij, lo rispetterei: ma no, è contento di vivere nella menzogna purché si serbi il decoro».
[…]
«La gente dice: è un uomo religioso, morale, onesto, intelligente: ma non vede quello che ho veduto io. Non sa come per otto anni ha soffocato la mia vita, soffocato tutto ciò che c’era di vivo in me, che non una volta si è accorto che io ero una creatura viva che aveva bisogno d’amore. […] Ma è venuto il momento nel quale ho capito che non era più possibile ingannarmi, che ero un essere vivo: che colpa ne ho se Dio mi ha fatta così? Se ho bisogno di amare e di vivere?»
[…]
«No, non sbagliate», disse Anna lentamente e gettò uno sguardo angoscioso sulla faccia impassibile di suo marito. «Io ero disperata e lo sono ancora. Vi ascolto e penso a lui. Io lo amo, sono la sua amante, non ne posso più, ho paura, vi odio… Fate di me quel che volete»

6.Kitty si guardò attorno per cercare Anna. Anna non era in lilla, come assolutamente voleva Kitty, ma indossava un abito nero di velluto, con la scollatura, che scopriva le sue spalle nere e tornite, come d’avorio antico, e il seno e le braccia rotonde dal minuscolo polso sottile. […] La pettinatura non dava nell’occhio. Si notavano soltanto, e l’abbellivano, i corti anelli capricciosi dei capelli ricciuti che sempre le sfuggivano sulla nuca e sulle tempie.

7.Levin entrò nel recinto, esaminò Pava e fece alzare sulle sue lunghe zampe vacillanti la vitellina pezzata in bianco e rosso. Agitata, Pava fu lì per muggire, ma si quietò quando Levin le spinse vicino la vitella, e, con un pesante respiro, si mise a leccarla con la lingua ruvida. La vitella, cercando, urtava con il muso sotto l’inguinaia della madre e faceva girare il codino.

8.Guardandolo, sentiva fisicamente la propria umiliazione e non poteva dir più nulla. Egli invece sentiva ciò che deve sentire un assassino quando vede il corpo da lui privato della vita. Questo corpo da lui privato della vita, era il loro amore, il primo periodo del loro amore. C’era qualcosa di orribile e di ripugnante nel ricordo di ciò per cui si era pagato quel terribile prezzo della vergogna. La vergogna di fronte alla propria nudità spirituale soffocava lei e si comunicava a lui. Ma, nonostante tutto l’orrore dell’assassino davanti al corpo dell’ucciso, questo corpo si deve tagliare a pezzi, nascondere, si deve fruire di ciò che l’assassino ha acquistato con l’assassinio.

Traduzione di Enrichetta Carafa D’Andria (1, 3, 4, 5)
Traduzione di Pietro Zvetermich (2, 6, 7, 8)

PROFILO DEL PROF. MARCO CARATOZZOLO
Marco Caratozzolo, professore associato, è docente di lingua e letteratura russa presso l ’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. È autore di studi sull’opera di Dostoevskij, sull’emigrazione russa in Francia dopo la Rivoluzione, sui rapporti tra Gramsci e il potere sovietico in Italia. Attualmente approfondisce i legami tra Tommaso Fiore e la cultura russa. Bari.

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